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Il termine di Proprietà intellettuale, che ormai sarà opportuno adottare nell’uso corrente anche da noi, esprime con immediatezza il risultato dell’avvicinamento fra Industrial Property e il Copyright Law. Con esso si indicano in sostanza i temi da noi ricondotti al diritto industriale, ed in particolare, quelli dei marchi e segni distintivi in genere, quelli dei brevetti per invenzione e per modelli, il diritto della concorrenza ed il diritto d’autore. L’importanza crescente di questa materia è stata tale da indurre gli Stati Uniti a scendere decisamente in campo, imponendo in sostanza a tutto il mondo con i cosiddetti accordi TRIPs una forte accentuazione della tutela della proprietà intellettuale.

In particolare ci si è resi sempre più conto di come il progresso tecnico sia condizione dello sviluppo economico da cui dipende il nostro futuro, e di come la ricerca, a sua volta, sia condizione del progresso tecnico, e perciò condizione di uno sviluppo sostenibile e di una vita qualitativamente migliore negli anni a venire. Nello stesso tempo ci si è resi conto (ma ciò in fondo si sapeva da tempo) che alla ricerca non si dà luogo se i risultati di essa non sono protetti mediante tecniche giuridiche forti, tra le quali primo, benché non unico, il brevetto d’invenzione. Soprattutto oggi che la ricerca presuppone investimenti ingenti è del tutto evidente come a simili investimenti le imprese potranno essere indotte solo se un regime brevettuale rigoroso darà loro una elevata possibilità di recupero degli investimenti.

E’ dunque il brevetto per invenzione che diventa decisivo per la ricerca anche nei settori più avanzati come quelli delle biotecnologie, della chimica, dell’elettronica e della fisica nucleare. E per comprendere l’importanza pratica di questo istituto basti pensare alle biotecnologie e alle straordinarie prospettive che esse schiudono in termini economici e di qualità di vita.

Un discorso analogo potrebbe farsi in relazione all’importanza della tutela del software, della tecnologia dell’informazione e della comunicazione, realtà la cui essenzialità nella vita delle future generazioni è evidente a tutti, e la cui disciplina e tutela vengono ricondotte anche al diritto d’autore, con una assai notevole "riconversione" funzionale dell’istituto.

Non è azzardato dire che in questo contesto gli istituti della proprietà intellettuale, e il diritto che ad essi inerisce, divengono esse stessi condizione di uno sviluppo sostenibile negli anni a venire.

Su un versante completamente diverso non si può poi trascurare il fenomeno della cosiddetta globalizzazione dei mercati e l’affacciarsi su di essi della concorrenza produttiva dei paesi asiatici e più in generale del lavoro a buon mercato. In questa prospettiva l’esistenza di una forte tutela del marchio anche a livello internazionale diventa un momento cruciale per il mantenimento da parte del mondo occidentale delle proprie posizioni. Ed è anche la considerazione di questa situazione, insieme a quella delle altissime cifre che annualmente si perdono a causa delle contraffazioni, che ha portato alla stipulazione dei già menzionati accordi TRIPs.

Si sente dunque sempre più parlare, anche da noi, del diritto della proprietà intellettuale come diritto degli anni 2000. Tuttavia a fronte di ciò manca in realtà nel nostro Paese una cultura della proprietà intellettuale: la materia è ignota a gran parte della nostra classe politica che, forse anche per questo, ritiene di non doverle dedicare attenzione alcuna. Cosicché i mutamenti legislativi, che pure anche da noi susseguono, sono spesso il risultato di veri e propri colpi di mano di determinati centri di interesse, approvati in sede parlamentare nella generale disattenzione.

La situazione non è migliore a livello universitario, dove il diritto industriale è sacrificato in posizione di satellite irrilevante da un collegamento al diritto commerciale che non ha alcuna ragione di essere, mentre la proprietà intellettuale (il diritto degli anni 2000) rappresenta un corso facoltativo, complementare.

In questo stato di cose un folto gruppo di studiosi della proprietà intellettuale, riuniti nel novembre 1996 a Spoleto ha deciso la costituzione di una associazione volta ad una valorizzazione, specie in sede politica e legislativa della materia. Appunto la Società Italiana per lo Studio della Proprietà Intellettuale (SISPI) fra i cui soci fondatori si trovano i nomi di molti di coloro che sono titolari di cattedre universitarie di diritto industriale o se ne sono occupati scientificamente.

Gli obbiettivi più immediati delle SISPI sono, in primo luogo, la preparazione di un libro bianco sull’argomento, da diffondere nell’ambito delle varie istanze politiche per rendere governo, parlamento e partiti consapevoli della vitale importanza della materia, anche ai fini di allineare il nostro paese al livello culturale degli altri paesi occidentali. Ed in secondo luogo la redazione di un testo unico di legge sulla proprietà intellettuale che elimini incongruenze, contraddizioni e particolarismi della frammentata legislazione attuale e che rispecchi una visione consapevole dell’importanza della materia.